Indice Libro

 

 

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01. La Dedica

 

 

A tutti coloro che non ci hanno lasciati soli

 

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02. INDICE


1 - Copertina

Capitolo primo

2 - Dedica
3– Piano, pano, di notte, nasce un libro
4 – Introduzione
5 – Lettera a Papa Francesco
5 / 0A. Lettera Pres. C.E.I. Card. Gualtiero Bassetti
5 / 0B. Lettera Pres. C.E.T. Card. Giuseppe Betori
6 - Disperazione
7 – Oltre quella porta
8 - Clochard
9 - Risveglio
10 - Senza Dio
11 – Tentato Suicidio
12 - Contestazione a Piombino: esposizione Pannoloni
13 – Anno 2011. Battaglia contro il Sistema Politico – Sociale di Piombino


Capitolo secondo : in programma

 

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 03. Piano, piano

di notte, 

nasce un libro…

Il giorno ho ben altro da fare. Corro ovunque ci sia bisogno.

Come posso aiuto mia moglie ultraottantenne, che lotta dal 2015, senza

mai arrendersi, contro un tumore.

Insieme, giorno dopo giorno, doniamo il nostro amore, la nostra vita,

ad un Figlio Disabile Gravissimo in Dipendenza Vitale, da quattordici

anni nella Sindrome LOCKED-IN traumatica, a seguito di un incidente stradale.

Ma la notte è cosa diversa. Riordino il vissuto del giorno. Lo scompongo.

Cestino le cose inutili alla ricerca di qualcosa che valga la pena di raccontare,

per trovare la forza di sopravvivere... 



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04. INTRODUZIONE

La storia vera, una Battaglia impari lunga 12 anni, condotta da un anziano Padre, contro il Sistema

Politico – Sociale di Piombino, per tutelare la Drammatica e Fragilissima Sopravvivenza vissuta dal figlio,

Persona Disabile Gravissima in Dipendenza Vitale, nella sindrome LOCKED-IN traumatica, a seguito di un incidente stradale.

In più occasioni, Papa Francesco ha definito questi Ultimi, Chi sopravvive in condizioni estreme,

INVISIBILI, perché la Società ha girato lo sguardo altrove. Ma dobbiamo andare oltre le parole.

Chi sopravvive in condizioni estreme, non sono Persone Invisibili. Sopravvivono in una Comunità

Ipocrita perché finge di non vederli.

Nell’Udienza concessa in data 25 aprile 2018, questo Padre si rivolge a Sua Santità con l’espressione:

                                                       INVISIBILI  TE  SALUTANT

E nel dire ciò, consegna brevi manu, il contenuto di un’inquietante esigenza: l’Avvento di un nuovo Dio !

Il Dio delle Persone Disabili Gravissime e dei loro Familiari.

Più o meno inizia così la narrazione di questa Drammatica e Fragilissima Sopravvivenza resa possibile,

a Piombino, unicamente dall’amore e dal supporto psicologico della Famiglia: una Madre, un Padre e una

Sorella. Un legame Unico, Inseparabile, Invincibile. Narrare questa Sopravvivenza Fragilissima per

 testimoniare un legame affettivo che trascende il tempo e lo spazio. Guardi il Figlio sofferente negli

occhi e ti viene la pelle di gallina. Leggi le sue Paure, la sua Disperazione per essere stato travolto,

nel pieno della Vita, da una ragazza risultata positiva alla guida di un’auto pirata. Anche quando piangi,

sai che non ti arrenderai mai.

Anche quando piangi sai di non essere Solo perché dentro di te avverti qualcosa che sfida il Cielo, le stelle,

l’Universo. Sfidi  il tuo Dio. Richiedi di farsi carico degli Ultimi, di Chi sopravvive in condizioni

estreme e dei loro Familiari. Nell'attesa, la Famiglia continuerà a lottare sino all'ultimo respiro...

 

CITTA' DEL VATICANO 
25 APRILE 2018
UDIENZA DELL'ASSOCIAZIONE

www.dirittovitadignitosa.it

Invisibili te salutan ...


 

 

 

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05. LETTERA A PAPA FRANCESCO

 

 

Lettera a Papa  Francesco

                                                                                                                

Oggetto: Dopo di Noi riferito ai Disabili Gravissimi.

Prego Sua Santità di essere comprensivo. Forse è la disperazione che ingenera un’inquietante esigenza: l’avvento di un “nuovo Dio”. Il Dio delle Persone Disabili Gravissime e dei loro Familiari.

Un nuovo Dio, che non si adatti alla drammatica circostanza di una realtà che vede affermarsi sempre più il predominio del Diritto ad una Morte Dignitosa, anziché la scelta per il Diritto ad una Vita Dignitosa.

Sono le due facce di una stessa tragedia. La scelta di ritenere questa Vita non più Degna di essere vissuta e l’altra, altrettanto drammatica, di continuare a vivere anche in circostanze estreme.

Un nuovo Dio, che sia comprensivo del fatto che entrambi i Diritti rispettano la Volontà di ciascuno e tutelano la Dignità di tutti.

Un nuovo Dio, che si manifesti attraverso la denuncia di Loris Bertocco. Un nuovo Dio, che senza giri di parole, renda Tutti Noi corresponsabili della morte del sig. Bertocco che per sua stessa ammissione avrebbe scelto la Vita Dignitosa anziché la Morte Dignitosa, se avesse ricevuto una amorevole assistenza.

Un nuovo Dio capace di discernere quando il Diritto ad una Morte Dignitosa non sia più libera scelta, ma sia una decisione estrema condizionata dalla percezione di sopravvivere in una Società che ha girato lo sguardo altrove. Una Società che non recepisce questi Ultimi, questi Casi Estremi come un problema prioritario di Tutti Noi.

Molti di noi, nutrono ammirazione per la coerenza del Suo Pontificato. Fedele al Discernimento, non ha esitato a criticare gli effetti devastanti della Globalizzazione. Le ingiustizie e quant’altro hanno finito per determinare il Continente di Chi ce la fa, distinto e separato dal Continente di Chi non ce la fa. In quest’ultimo sopravvivono le Persone da Lei definite“Invisibili”. Nel senso che non appaiono e quindi non esistono.

Régis Debray, in “Dieu, un itineraire” offre una riflessione: al contrario della Incarnazione del Figlio, “…Dio Padre è un cattivo soggetto per essere rappresentato in un film”. Non è visibile, non appare. E in questo le Persone Disabili Gravissime, i Casi Estremi, sembrano coincidere con la figura di “Dio Padre”: non appaiono e quindi sono “ cattivi soggetti” per essere recepiti dalla Società come un problema prioritario per tutti noi.

Sono certo che senza ricorrere all’intersoggettività, abbia compreso appieno le vere motivazioni di quanto ho tentato di rendere esplicito: una drammatica richiesta di aiuto che vada oltre le parole, oltre l’esigenza espressa di un nuovo Dio. Una Chiesa capace di gettare un ponte tra il continente di chi ce la fa ed il continente di che non ce la fa.

Una Chiesa che sia la voce di chi non ce la fa Dopo la Morte dei Genitori.

 

Difficile trovare le parole per congedarmi da Sua Santità

e nel contempo esprimere affetto e sostegno a nome e per conto

 

www.dirittovitadignitosa.it                                                               Piombino 3 dicembre 2017

Alberto Guerrieri

 

 

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05 - 0A. Lettera Cardinale Bassetti

Perugia,4 gennaio 2018

Gentile Signor Guerrieri,
ricevo e leggo con attenzione la sua lettera del 3 dicembre indirizzata al Santo Padre e a me per conoscenza.
I temi da lei posti sono ancora più delicati quando li rafforza l'esperienza diretta della sofferenza, dinanzi alla quale ogni parola ammutolisce e si fa ascolto della Parola vivente, Cristo Gesù, che con la Sua incarnazione nel grembo verginale di Maria assume consapevolmente la natura umana fino all'abisso del patimento, per restituire a ogni creatura la sua intera dignità e la potenza della resurrezione. In virtù di questo, la Parola evangelica è luce in ogni circostanza ed è senz'altro questa la via che la Chiesa tutta è chiamata a percorrere: certamente una via di carità che si fa anche ascolto e prossimità.
In questo tempo nel quale le speranze di redenzione di tutta l'umanità prendono forma negli occhi e nella carne fragile e indifesa di un Bambino, assicuro a lei e famiglia il mio ricordo al altare e di cuore vi invio la mia benedizione.

Gentile Signore
ALBERTO GUERRIERI
Via Pietro Gori 43
57025 PIOMBINO LI

 

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05 - 0B. Lettera Cardinale Betori

Firenze, 2 febbraio 2018

Caro Signor Guerrieri, ho ricevuto da qualche giorno la Sua lettera, a cui ha unito lo scritto inviato al Santo Padre.
Le chiedo scusa se solo ora riesco a risponderle, ma in questi giorni mi trovo quasi sempre fuori casa, presso le parrocchie della diocesi per la Visita pastorale. Quanto mi scrive rinnova in me i sentimenti di vicinanza che ho da sempre nutrito verso di Lei e verso l'alta battaglia che sta conducendo a favore del diritto a una vita dignitosa per tutti, soprattutto per coloro che sono più provati nella loro esistenza perché persone disabili gravissime. Sono certo che quanto ha scritto a Papa Francesco toccherà il suo cuore di Padre e Pastore", in quanto riprende contenuti che sono al centro del suo insegnamento e li colloca nella prospettiva della disabilità estrema e del diritto a sostenere la vita di tutti, soprattutto di chi è più fragile. È un messaggio che contrasta fortemente la cultura dominante nella nostra società, che tende invece a sopprimere chi costituisce un peso per gli altri e cerca di indurli a cercate la morte. La vita è invece un diritto per tutti e la società dovrebbe difendere questo diritto con tutte le sue risorse. E' una battaglia culturale in cui Lei avrà sono certo che la Chiesa sarà al Suo fianco. La ringrazio infine per le parole di stima e di riconoscenza che ha scritto nei miei confronti, manifestandolo allo stesso Santo Padre. Vorrei fare di più per Lei, e Le rinnovo la mia disponibilità a starle vicino nel Suo impegno, che raccoglie tanta ammirazione in chi ha a cuore i valori della vita. Con viva cordialità.

Giuseppe Card.Betori

 

Gentile Signore Alberto Guerrieri

Via Pietro Gori, 43 57025 Piombino (LI)  

 

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6. Nel buio della disperazione

 

 

                              Può capitare a chiunque. Anche a Lei che sta leggendo.

                              Improvvisamente un vostro Caro non rientra a casa.

                              Disperatamente lo cercate ovunque.

                              Poi alle due di notte, presso la Rianimazione dell’Ospedale “Le Scotte”

                              di Siena, il medico di turno vi prende dolcemente le mani e le stringe con le sue.

                              Si faccia coraggio.

                              E’ in condizioni disperate.

                              E’ in imminente pericolo di vita...

 


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07. Oltre quella porta

Forse non avevamo ancora preso consapevolezza di cosa stessimo vivendo.
Così alle due di notte, nella piccola stanza di fronte alla porta che accede alla rianimazione dell'Ospedale Le Scotte di Siena, un giovanissimo musicista guatemalteco seguiva con interesse ciò che andavo proponendo per la composizione di qualcosa che rappresentasse l'immane tragedia che stavamo vivendo "Qui e Ora'.
La precarietà della vita umana.

Questa volta determinata da un destino imprevedibile: un gravissimo incidente stradale. Al di là di quella porta in stato di coma, i nostri cari combattevano tra la vita e la morte. Quando si apriva quella porla un brivido di terrore: qualcuno pronunciava un nome ed i parenti iniziavano a piangere.

Nonostante questo stato d'animo, mi ostinavo ad immaginare e proporre l'inizio di una composizione che rappresentasse il sogno e la felicità di un giovane ragazzo spensierato: il flamenco o qualcosa di simile.

Poi doveva seguire un segno premonitore: un improvviso silenzio assordante interrotto a tratti da un leggerissimo fruscio del vento tra gli aghi dei'pini. lo avevo registrato personalmente nel piccolo e familiare cimitero della Gorgona. Quando entravi, venivi accolto con il rumore di un silenzio assordante. Seguiva quel delicatissimo fruscio tra gli aghi dei pini. Un fruscio che se ne va e ritorna una, due, mille volte...

Solo dopo questa introduzione lasciavo il giovane guatemalteco libero di creare una composizione drammatica, dirompente, che descrivesse attraverso le note musicali, il volto di un tragico Destino. Una composizione inedita impregnata della cultura della sua gente. Per testimoniare che la sofferenza come la musica sono universali, vissute in ugual misura indipendentemente dal sesso, dalla razza, dalla cultura, dalla religione o da'dove sopravvivi. E' un sentire innato ed istintivo. Non riuscii a proporre altro.

Improvvisamente quella porta si aprì e qualcuno pronunciò il nome della persona cara. Vivo ancora l'immagine di quel giovane piangente nell'attimo che oltrepassò quella porta




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 08. Clochard

 

Ogni mattina, all'alba, uscivo dall'Ospedale Le Scotte di Siena e camminavo verso non so dove.
Finivo sempre nella Piazza del Campo ( Palio), passando di fronte alla sede del Monte dei Paschi.
Camminavo e piangevo immerso nei versi di Ungaretti: si sta come le foglie, in autunno, sugli alberi.
Mi sosteneva l'idea che la mattina seguente avrei potuto ancora allontanarmi dal reparto di Rianimazione e camminare, piangendo, verso non so dove.
Così ininterrottamente per quarantacinque giorni. Ogni mattina passavo di fronte alla sede del Monte dei Paschi.
Poco prima vi è una Chiesa con una piccola scalinata. Ed ogni mattina, seduto sugli scalini, un'anziana Persona esibiva la piaga ulcerosa della gamba sinistra. Ogni mattina, lasciavo qualcosa nella ciottola che proponeva ai passanti.
Alla sera ci incontravamo nel lungo, alienante, deserto corridoio che accede ai reparti dell'Ospedale.
Spesso, in silenzio, seduti l'uno a fianco all'altro, mangiavamo qualcosa per sopravvivere- Una sera, dopo aver versato dell'acqua ossigenata sulla piaga, mi chiese se potevo aiutarlo a fasciare quella ferita. Nacque così la nostra amicizia.
Un'empatia fortissima sino al punto di farmi carico dei suoi problemi esistenziali. In particolare quello del Parroco che lo aveva interdetto dal sedersi sugli scalini della Chiesa. Non è dignitoso. Offende la serenità di chi accede alla messa. Non ricordo il suo nome, né ho più rivisto quel Clochard. Ma ancora oggi, trascorsi ormai tredici anni, mi aiuta il ricordo di aver restituito dignità a quella Persona. Uscii da quella Chiesa solo dopo aver ottenuto l'impegno del Parroco che autorizzava il mio amico a mendicare seduto sugli scalini. La Solidarietà tra gli Ultimi è una sorta di Istinto che trasferisce una forza interiore che non ha limiti.
Forse è la forza di quella esperienza che mi aiuta a lottare contro l'idea di chi privilegia l'eutanasia come soluzione di ogni sofferenza.

 

 

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09. Risveglio

 

La stanza era piccola, ma adatta ad ospitare mio figlio appena dimesso dal reparto di rianimazione
nello stato “Vegetativo”.
Le sbarre di ferro che delimitavano quello spazio riservato ad ospitare presso l’Ospedale “Le Scotte”
detenuti malati, mi erano familiari. In qualità di insegnante carcerario avevo vissuto l’esperienza di vivere da uomo libero a fianco di chi ha perso la libertà.
Ma in questa circostanza, nulla mi era di aiuto di fronte a mio figlio.
Immobile, gli occhi chiusi, rantolava ad intervalli discontinui. Spesso ho temuto che fosse l’ultimo respiro. Poi qualcuno mi ha spiegato che erano apnee. Quelle dei subacquei sono volontarie, queste
sono determinate dalle funzioni cerebrali.
Per quattro giorni e quattro notti, ininterrottamente ho preso a monitorarle. Scandivo mentalmente i secondi. Quando superavano i sessanta, settanta secondi, stringevo la sua mano sinistra nel timore di sentirla raffreddarsi. In ciascuna di queste circostanze , ho temuto di perderlo.
In tempi non sospetti, avevo sentito dire che qualcuno, dopo un lungo periodo vissuto nello stato vegetativo, ne era uscito riferendo particolari che attestavano le funzioni cerebrali.
Sentivano la voce dei loro cari.
Nel solco di questa idea, così vaga, che ancora oggi mi chiedo se fosse stato non qualcosa che avevo sentito dire, ma ciò che in quella circostanza mi imponevo di credere, presi a recitare come un bambino:

“ Roberto, sono babbo”
“ Roberto, mi senti ? “
“ Roberto se mi senti apri gli occhi ! “
“ Ti voglio bene Roberto, non ti lascerò mai ! “

Presi a ripetere queste parole, giorno e notte, come se fossero le preghiere di un rosario.
Ininterrottamente.
Poi un brivido attraversò tutto il mio corpo. Le gambe, la testa, le braccia furono percorse da un brivido che non avevo mai provato prima.

“ Roberto se mi senti apri gli occhi ! “

Di scatto le palpebre si aprirono

Ho imparato così a piangere di gioia. A provare e vivere una tempesta di emozioni così forti, travolgenti ed intime che non riesco ad esprimerle. Le conservo in silenzio dentro di me.

 

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10. Senza Dio

 

 

Avevo pregato, avevo pregato giorno e notte, avevo chiesto che mio figlio riaprisse gli occhi,
riconoscesse suo Padre e tornasse così per sempre alla vita...
Avevo pensato di riabbracciarlo...
Ora so che nessun Dio entrerà dentro di me.
Non c'è spazio.
Tutto lo spazio cosmico, tutto l'Universo visibile ed immaginabile sono gli occhi di mio figlio muto.
Occhi innocenti, increduli, smarriti.
Trasmettono un flusso di infinita sofferenza.
Come padre gli dico: ti voglio bene figliolo. Non ti abbandonerò mai!
Lo so. L'ho sempre saputo, mi risponde. Per questo fingo di continuare a vivere.


Dio ascolta in silenzio.
Rispetta questa nostra infinita sofferenza.
Rispetta la mia decisione di tenerlo fuori della porta.
Ora è certo che nessun alto Dio entrerà dentro di me.

 

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11. Tentato suicidio

 

E’ il passaggio più tragico della mia vita. Provo più che  imbarazzo, un’infinita umiliazione a parlarne. Non ne ho mai fatto menzione con nessuno. Ho sempre finto una forte resilienza, un forte carattere. Ho sempre tentato di nascondere la mia fragilità. La fragilità di un Padre disperato.

Sto vivendo quell’insensato tentativo di togliermi la vita, con un senso di colpa. Una fuga dai Doveri nei confronti di un figlio Disabile Gravissimo, muto e completamente paralizzato. Provo un senso di vergogna. Un codardo che nel bel mezzo di una tempesta, pensa solo a sé stesso. Abbandona tutti al proprio destino. Persino un figlio sofferente ed indifeso...

Ma quel pomeriggio, credevo di impazzire. Impazzire per il dolore fisico ed emotivo provato in quattro difficilissimi anni .Giorno dopo giorno. Ininterrottamente...

Ciò che mi preme riferire è che esistono determinate coincidenze, determinate circostanze, a seguito delle quali, “ Basta un nulla” e questa insana decisione di togliersi la vita, si concretizza senza essere stata né premeditata , né pianificata prima. E’ come il risultato imprevisto di un lungo percorso di sofferenza….

 

Mi trovo in casa da solo. Da poco ho accompagnato mia moglie a casa di mio figlio.

Come in uno stato ipnotico, vado dove ho nascosto le doppiette da caccia, regolarmente denunciate.

Scelgo quella calibro 20. Me l’aveva regalata mio padre. I cani esterni sono la garanzia che premendo il grilletto, tutto funzionerà a dovere.

Sono dietro la porta. Il muro fa angolo. Un silenzio assordante.

Nessun pensiero nella mente.

Solo portare a termine ciò che poco prima, non avevo neppure pensato di fare. Come se il mio cervello lo avesse deciso autonomamente senza consultare la mia volontà.

Senza dirmelo prima. Senza darmi un preavviso. Come se qualcuno avesse deciso di farmi una sorpresa: predisporre un contesto di silenzio, di serenità, dove da solo sei lasciato libero di organizzare la fuga da una sofferenza, per te, divenuta insopportabile.

 

Quello che sto per riferire è la testimonianza dell’infinita Fragilità dell’essere umano.

Anche se mi ripugna, se mi umilia, devo trovare il coraggio di descrivere ciò che ho provato, nella speranza di liberarmi di questo peso, di questo incubo, per sempre.

 

Apro la bocca e vi inserisco le canne della doppietta.

Provo disgusto per l’inserimento in bocca di quel ferro freddo ed ingombrante.

Con la mano sinistra tengo le canne in bocca. Con la destra scivolo giù verso il grilletto.

Non provo alcuna emozione.

Chiudo gli occhi…

Vedo il corpo di Ernest Hemingway disteso in un lago di sangue. Si è ucciso nella propria abitazione sparandosi un colpo di fucile in testa. Un’immagine devastante  che ha fatto il giro del mondo.

Riapro gli occhi.

Quel lago di sangue non lo avevo considerato. Penso a mia moglie.

Tornando a casa non merita questa sorpresa.

Lo stanzino della chiostra offre il vantaggio che al centro, il pavimento, è provvisto dello sgrondo per l’acqua.

Smonto il fucile nei due pezzi. Penso di nasconderlo in uno asciugamano e scendere giù per le scale.

Nel far ciò, mi accorgo che avevo inserito una cartuccia in ciascuna canna del fucile.

CHE STUPIDO: NE BASTA UNA SOLA !

Ma cosa sto facendo ?

Ponendomi questa domanda, ripongo il fucile.

E’ ancora lì. Forse, mi sta aspettando...

 

 

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12. Contestazione a Piombino: esposizione dei Pannoloni

 

 

 

Sono le h. 03,30. Sto aspettando un amico sotto casa. Arriva puntuale. Abbiamo fretta. Prendiamo le nostre cose, tre pali di circa 3 metri, sei pannoloni intrisi di escrementi, due confezioni di mollette e

senza parlare raggiungiamo il Comune di Piombino.

Tutto procede come previsto. Nascosti sotto l’arco di via Sant’Antonio, adiacente al Comune, nessuno dovrebbe vederci.

Abbiamo 20 minuti per montare ciò che abbiamo programmato, trasferirlo di fronte al portone d’ingresso del Comune, fotografarlo e poi, con calma, smontare il tutto e tornare a casa. 

C’è un certo nervosismo ed un fortissimo rancore contro tutta la Città.

Sappiamo quanto sia forte il valore di questa contestazione. Mostrare i pannoloni intrisi di escrementi proprio sotto il naso di un’Amministrazione Comunale guidata dal  Sindaco Gianni Anselmi.

Fingono spudoratamente di ignorare le proprie responsabilità di fronte ad una  “mancata assistenza”

di Persona Disabile Gravissima in Dipendenza Vitale, nella Sindrome LOCKED-IN traumatica a causa di un incidente stradale.

Muto e completamente paralizzato, lotta disperatamente solo per sopravvivere.

Ma non ha senso vivere senza Dignità !

Un giovane architetto costretto a rimanere seduto sui propri escrementi per un tempo che supera le 48 ore,

per quanto forte sia l’istinto di sopravvivenza, si ripiega su sé stesso e muore dentro.

E’ un’umiliazione estrema. Difficile persino a riferire. Poi casualmente la lettura di Franz Kafka. Nelle lettere a Milena Jesenskà. ,Kafka non ha provato l’imbarazzo che sto provando io nel rendere pubblica una vicenda familiare: l’innato pudore di mantenerla nascosta per un tempo troppo lungo: tre anni.

Kafka non prova alcun imbarazzo. Anzi, drammatizza l’uomo malato che si avvoltola nel puzzo del letto di morte.

Aver letto Kafka mi  ha dato coraggio.

Nasce così l’idea del Movimento: Diritto ad una Vita Dignitosa per i “Senza Voce”

Sarò l’unico referente. Accetterò l’umiliazione di mendicare aiuto a tutti coloro che riterranno giusta e necessaria questa battaglia.

Ora so che non starò più Zitto. Contesterò Tutto e Tutti per rendere Giustizia non solo a mio figlio, ma a tutte le Persone che verranno a trovarsi nelle sue stesse condizioni.

Corre l’anno 2011. Inizia un’impari Battaglia contro il Sistema Politico-Sociale della Città di Piombino. Ingenuamente non ho idea di cosa sia il Sistema Politico-Sociale di Piombino. Presto lo scoprirò a mie spese.

 

 

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13. Anno 2011. Battaglia contro
      il Sistema Politico - Sociale di Piombino

All'attenzione Sindaco di Piombino Dr. Gianni Anselmi

E' imbarazzante dovere esibire Pannoloni, mi creda!
Non sopportiamo più l'indifferenza nei confronti di concrete situazioni di indigenza.
" NON STAREMO ZITTI " sino a quando il Presidente della Regione Tosana, Dr. Enrico Rossi non ci difenderà da alcune forme di MALA AMMINISTRAZIONE in rapporto ai problemi e necessità delle Persone disabili Gravissime.

Associazione Vita Indipendente Onlus-Val di Cornia
Ass. "www.dirittovitadignitosa.it